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domenica 3 luglio 2016

Moscato d'Asti


Moscato d’Asti “Cà du Sindic” – Anno 2015

 
La cantina personale del vostro Gulliver questa volta vi presenta un Moscato d’Asti proveniente dalle dolci colline di San Stefano in Belbo.

In questa terra di confine tra le Langhe e l’Astigiano, viene coltivato da una piccola azienda agricola l’antico vitigno del Moscato Bianco.

La coltivazione in terra piemontese di questo vitigno risale all’anno 1300; quindi possiamo considerare il Moscato il primo vino prodotto nella terra dei Savoia.

 





Ai nostri occhi questo Moscato si tinge di un colore giallo paglierino non troppo carico, ma con un  lieve effervescenza che emerge ai lati del bicchiere.

Al primo assaggio ci sembra d'assaggiare uno di quei datteri secchi che usiamo per pulirci la bocca alla fine dei pranzi natalizi.
 

 I profumi forti di pesca ed albicocca matura rimangono costanti durante tutta la degustazione. 
  
L’effervescenza frutto di un parziale procedimento di spumantizzazione non incide sulla dolcezza finale del vino. 

Le bollicine di caratura fine nel corso dell’evaporazione non solleticano il palato.
 
Delicato; dolce e fresco. Un classico vino aromatico che si può accompagnare a dolci secchi od alla tipica pasticceria piemontese.
 
Nel complesso lo trovo un vino cosi piacevole che non ci s'accorge nemmeno che la bottiglia stia finendo.




Alla prossima dal vostro Gulliver

mercoledì 24 febbraio 2016

Castlemagno



Il Castelmagno 

Ël furmagg a disnè l'è or, a marenda argent, a la seira piumb 

Bentornati in Piemonte cari topini, siamo all'interno della Granda e nello specifico in un piccolo territorio situato tra le Alpi Cozie e le Marittime che comprende i comuni di Castelmagno,Pradleves e Monterosso Grana dove questa meraviglia casearia prende forma.

I primi cenni storici di questo formaggio si trovano in un documento giuridico del 1227 dove s'imponeva a degli agricoltori locali di pagare l'usufrutto dei pascoli di proprietà del Marchese di Saluzzo con delle forme di Castelmagno. 
 
Nello specifico ci troviamo di fonte ad un Castelmagno d'alpeggio dell'estate 2013 con circa trenta mesi di stagionatura.



Dalla maturazione perfetta con qualche screziatura d'erborinatura naturale formatasi tra gli interstizi della pasta; all'olfatto esprime note di una storia millenaria. Sembra di trovarci davanti ad un Castelmagno descritto dalle abili penne di Soldati o Brera.



La tecnica casearia è molto particolare, simile a quella del Cheddar. Si tratta di una pasta rimacinata: la cagliata una volta estratta viene sgrondata, asciugata e dopo un breve pausa subisce un processo di rottura e rimacinatura.

Con tale tecnica si formano nel tempo tra gli interstizi della pasta le muffe che caratterizzano questo formaggio.

Dalla pasta friabile quasi gessosa a causa della lunga maturazione basta solo avvicinarsi per accorgersi dei suoi aromi forti e decisi di bosco, frutta secca matura e di castagno.

Sotto la crosta queste note sono più evidenti da sfiorare quasi il piccante, mentre al cuore le note si fanno più eleganti e fini



Un formaggio di questa struttura esige un rosso corposo, tannico e caldo. 

Conoscendomi e conoscendo il mio gioco sulle regioni, vi consiglio nel caso abbiate la fortuna di pescare un Castelmagno con più di due anni di stagionatura d'accompagnarlo con un Sagrantino di Montefalco o con un Sangiovese in purezza che abbia subito un lungo processo d'invecchiamento in botte. 

Da non escludere anche un buon Amarone.
    

Al di là della sua straordinaria storia; a mio parere questo prodotto negli ultimi anni è stato rovinato dalla comunicazione di massa che ha spinto molti produttori ad immettere giovani Castelmagni con soli quattro mesi di stagionatura che potremmo definire volgarmente “Castelgessi”. Quindi state attenti a ciò che assaggiate!! 

Cari topini; spero ancora una volta di aver stuzzicato il vostro lato caseario con uno dei formaggi più conosciuti del nostro territorio.

Alla prossima dal vostro Gulliver.

sabato 23 gennaio 2016

Dolcetto D'Alba




Dolcetto d'Alba Doc Colombè "Rentato Ratti " - Annata 2014



Piemonte, Langhe, La Morra. Ci troviamo ancora una volta nello splendido terroir piemontese più conosciuto al mondo per descrivere il primo dei tanti prodotti vinicoli di queste terre: Il Dolcetto d'Alba o Dosset per i locali.

All'interno della grande famiglia dei rossi piemontesi possiamo considerare il Dolcetto il vino più leggero e meno impegnativo, difatti molti lo considerano il vino da pasto delle Langhe. Le sue prime tracce in questa terra risalgono al lontano 1700.

L'azienda produttrice fondata nel 1965 iniziò proprio a coltivare per prima questo vitigno per poi ampliare la sua produzione ad altre colture. 

 
Il colore rosso rubino con forti riflessi violacei ci conferma che si tratta di un vino giovane, tranquillo e poco tannico (12,5 %). Caratteristica confermata dalla prova dell'unghia. Limpido.

Le note aromatiche di fragola e viola riempono con la loro morbida intensità il palato lasciando in sottofondo un'acidità appena abboccata. 

 
Tali note permangono anche dopo qualche minuto di decantazione.

Nel complesso risulta delicato ma di corpo.



Ho accompagnato il Dolcetto con una serie di prelibatezze piemontesi, tra le quali le acciughe tartufate ed un tomino di melle al pepe nero. Il Dolcetto è stato in grado di pulire la bocca senza sovrastare il gusto di latte caprino della toma. 




Se siete stati bravi osservatori avrete di sicuro notato che all'interno del blog la presenza di prodotti piemontesi comincia a farsi sentire in maniera rilevante. A questo punto la domanda sorge spontanea: Vuoi che il Gulliver goloso provenga proprio da quella terra?

Alla prossima dal vostro Gulliver




lunedì 28 dicembre 2015

Erbaluce di Caluso


Erbaluce di Caluso “Azienda Agricola Cieck” – Annata 2013






Quando si parla di vini piemontesi ci viene automatico pensare ai grandi rossi provenienti dalle Langhe, ma questa volta il vostro Gulliver ha deciso di stupirvi con l’Erbaluce di Caluso.
 
 Ci troviamo nella zona del Canavese a nord di Torino, ai confini con la Valle d’Aosta, dove una piccola azienda agricola nata nel 1985 coltiva questo vitigno a bacca bianca sconosciuto a molti, piemontesi compresi.
 
 
L'Erbaluce si presenta con un colore giallo paglierino tendente al verde a causa del colore quasi verdognolo della buccia.
 
La lieve acidità che emerge durante il primo assaggio con il passare del tempo diminuisce d’intensità; facendo così emergere in maniera preponderante alcune note d'erba appena tagliata.
 
Va notato che pur trattandosi di un vino fermo vi è la presenza di una leggerissima effervescenza tipica di questo vitigno.
 
 

 
Le bollicine solleticano il palato. Vino con una buona intensità olfattiva che pulisce la bocca.
 
 
Cari lettori chi l’avrebbe mai detto che il Piemonte non è solo terra di rossi? Quindi se volete sorprendere i vostri amici con una proposta originale perché non provare l’Erbaluce?


Alla prossima dal vostro Gulliver.